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Samaín

Samaín

Perdonate il ritardo con cui è uscito questo articolo, ma volevo spiegarvi bene le tradizioni e le credenze popolari che possiamo trovare in Galizia riguardo questa festa. Mi sono informata il più possibile e ho cercato di riassumere, più o meno le credenze, che girano intorno a questa festività.
Innanzi tutto dobbiamo premettere che la Galizia è una regione spagnola di origne celtica, questa è la ragione per cui ci sono moltissimi riferimenti alla tradizione e ai nomi celtici lungo le strade delle città.
Ora possiamo cominciare a parlare del giorno del 31 ottobre. Come ben sappiamo il giorno in cui si celebrano i morti precede il giorno di tutti i santi. Questa tradizione è nata migliaia di anni fa, agli inizi del XI secolo. In quell’epoca l’ordine Cluniacense si trovava in un periodo di piena espansione e uno degli abati più influenti, Odilon, decise di instituire una giornata dedicata esclusivamente ad onorare i defunti: il giorno due novembre. All’inzio questa festività era solo per i monaci defunti di Cluny, ma in seguito la chiesa ha esteso questo rito e lo ha esteso a tutti i defunti della comuntà cristiana universale.
Pochissime persone immaginano, però, che la giornata dei defunti ha, in realtà, radici se così si può dire, oscure: in Galizia e, in generale, in molte regioni della Spagna si fanno addirittura risalire agli anni precedenti la nascita del cristianesimo.
Molti studiosi, infatti, sono d’accordo nell’identificare il Samaín come festività che diede origine alla maggior parte delle tradizioni associate ai morti, come quella cristiana o, ad esempio, il classico Halloween, famoso per i costumi e per la tradizione di intagliare le zucche.
La profonda religiosità dei popoli galiziani ha dato sempre molta importanza alla comunione con i propri defunti. Infatti, fino a non molto tempo fa, si pensava che i defunti visitassero, durante queste date, le chiese e gli eremi dove si celebravano le messe in onore delle loro anime, mentre nelle case la tradizione voleva che si preparasse del cibo per coloro che erano ancora in vita e che si passasse il giorno in famiglia, sempre però, onorando la memoria dei defunti.
Le anime, secondo la tradizione, per un giorno tornavano alla loro antica dimora per scaldarsi, insieme ai parenti rimasti in vita, vicino al camino e per mangiare in compagnia dei loro famigliari vivi, allontanando, in questo modo, la tristezza dei cimiteri.
Un cimitero galiziano, infatti, si troverà sempre vicino ad un paese, poichè è abitudine dei vivi frequentarli spesso per ricordare gli antenati. Secondo la mentalità di queste zone si poteva mancare a una comunione, a un battesimo o a un matrimonio ma, in generale, tutta la Galizia, non alla messa del giorno dei morti o a quella di fine anno. Era una giornata dedicata generalmente alle visite al cimitero e nella quale i quattro pasti giornalieri, o il tradizionale consumo di castagne arrosto, si consumavano sempre in compagnia dei vicini, degli amici e dei familiari.
Questa profonda sensibilità verso il mondo dei defunti è una caratteristica fondamentale celtica in Galizia equesto ha portato alla nascita del Samaín, una festa drudica che si fa risalire a tempi molto antecedenti al cristianesimo e alla cultura imposta dai popoli civililzzati.
Il Samaín (che significa novembre o “fine dell’estate”) si celebra in tutto il territorio celtico da migliaia di anni, nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre, che segna termine del raccolto e arrivo dell’inverno. I druidi, sacerdoti pagani dei celti, consideravano questa data come un momento perfetto per prostrarsi agli antenati che visitavano i loro antichi villaggi e ad essi dedicavano riti per ottenere la loro intercessione. L’origine dell’Halloween come lo conosciamo oggi inzia nel XIX secolo quando la tradizione del Samaín venne esportata negli Stati Uniti da paesi come Scozia e Irlanda. Grazie alla popolazione che emigrò in massa nel Nord America a causa dele carestie che danneggiarono l’Europa durante la metà del secolo.
Durante la notte del 31 di ottobre i druidi si spostavano fino ai boschi più lontani e raccoglievano bacche di vischio, una pianta parassita che cresce sui rami degli alberi. Per farlo utilizzavano delle falci speciali, fabbricate con un materiale sacro e considerato un simbolo di purezza nella tradizione celtica: l’oro. Dopo aver raccolto queste bacche le ponevano in un piccolo calderone dove in seguiro si sarebbe effettuata la cottura di pozioni curative e magiche destinate, inoltre, alla pratica della divinazione. La gente del popolo pregava i druidi per ottenere pronostici su argomenti come matrimoni, gli effetti del tempo e la fortuna che gli avrebbe riservato il futuro.
Si ha testimonianza di un rito divinatorio che è sopravvissuto fino a qualche tempo fa che consisteva nel pescare e pelare delle mele: per questo si metteva una quantità variabile di questa frutta in un grande recipiente, e successivamente chi volesse provare la fortuna si avvicinava per cercare di prenderne qualcuna. La persona che ci riusciva al primo tentativo sarebbe stata la prima del villaggio a sposarsi. In fine si procedeva nel pelare le mele secondo la ferma credenza che ritene
Durante la notte dei morti, le fate e i Goblin erano liberi di passeggiare per i sentieri e nelle vicinanze dei villaggi.
La loro magia causava un numero elevatissimo di danni causa della particolarità di questo giorno che non apparteneva né all’anno in corso né al seguente è quindi risultava ideale per seminare il caos.
Si sbarravano le porte delle case per evitare che qualcuno entrasse chiedendo l’elemosina , soprattutto Se quel o che chiedevano era cibo, latte o zuppa.
Alcuni coraggiosi rischiavano e aprivano lo stesso, se si trattava di una fata il fortunato riceveva tanta fortuna per tutto l’anno a venire; ma se il visitatore era un goblin le maledizioni si sarebbero abbattute sulla famiglia e ci sarebbero state innumerevoli calamità senza fine.
Durante il giorno i druidi accendevano falò in luoghi specifici e per farlo utilizzavano rami sacri raccolti nella parte più profonda dei boschi.
La loro funzione non era solo quella di allontanare gli spiriti malvagi, ma anche guidare i morti nell’oscurità per facilitargli il cammino verso il villaggio, ma anche per partecipare agli onori da parte dei suoi famigliari. I vicini eranonsoliti travestirsi con pelli e teste di animali per spaventare e confondere gli spettri, secondo la credenza che potessero confondersi per animali e evitarli. Allo stesso modo era tradizione effettuare numerosi sacrifici di bovini. Un atto, d’altra parte, non necessariamente associato a celebrazioni di tipo mistico, dato che come oggi la comunità doveva rifornirsi di carne e pelli per fare fronte a i lunghi mesi invernali. va che più lunga fosse la buccia pelata e più lunga sarebbe stata la vita di chi l’aveva pelata.

Gli anziani provenienti da località come Noia, Catoira, Cedeira, Muxía, Sanxenxo, Quiroga o Ourense ricordano una tradizione che coincideva con il giorno dei morti e di tutti i santi. Questa tradizione consisteva nella realizzazione di feroci teschi intagliati in una zucca: le famose angurie (sì, a volte venivano utilizzate le angurie), o le zucche arancioni di Cedeira; oppure le bambole di barbabietole a Xermade. A Cedeira la tecnica era sempre la stessa e consisteva nello svuotare una zucca e mettere al posto dei denti dei rametti e una candela accesa al suo interno per scacciare gli spiriti maligini durante la notte del 31 ottobre, che segnava il passaggio dall’estate all’inverno.
Questa tradizione prevedeva che i bambini creassero i propri teschi di anguria dall’aspetto spaventoso, collocandoli successivamente sulle scale o sulle finestre delle case per spaventare i vicini e le donne che tornavano a casa dopo il rosario. Si credeva che qualunque spirito maligno che passasse di lì sarebbe stato scacciato grazie a questi teschi.
Ovviamente questa tradizione, che comprendeva l’utilizzo di determinati tipi di ortaggi, è iniziata solo nel XVI secolo quando iniziarono le importazioni provenienti dall’America. Durante la festività del Samaín, i villaggi celtici utilizzavano le teste dei nemici sconfitti in battaglia, le illuminavano e le collocavano lungo le pareti delle fortezze.
Da questo rito selvaggio deriva la tradizione dei “cruceiros”, monumenti religiosi costituiti da una croce di pietra situata al di sopra di un pilastro e situati in luoghi pubblici o solitamente negli incorci delle varie strade e in molti boschi. I “cruceiros” venivano circondati da ammassi di pietre chiamati “milladouros”, che avevano una funzione simile a quella dei teschi.
Ancora oggi esiste tra i viaggiatori e tra le persone che incontrano questi “cruceiros” la tradizione di depositarvi una pietra ed esprimere un desiderio.
Era frequente,inoltre, accendere un falò comune con rami di sorbo e tasso, una volta considerati alberi sacri, e successivamente utilizzare questo fuoco per accendere tutti i caminetti della comunità. Durante il giorno dei morti era assolutamente sconsigliato allontanarsi dal villaggio perchè c’era la possibilità di incontrare gli spiriti maligni che vagavano durante la notte.

I riti dei celti verso il mondo dei morti derivarono in Galizia dalla tradizione della Santa Compaña. Secondo la leggenda. La comitiva dei defunti durante questa notte, in completo silenzio e portando grandi ceri accesi, essendo necessario proteggersi contro la maledizione che supponeva che
alcuni fanno finta di non vederla, mentre altri raccomandano di salire su un “cruceiro” e aspettare che passi più in là. Però senza dubbio, niente è più efficace che evitare di allontanarsi dal villaggio durante queste ore dedicate ai morti. Un consiglio prezioso dato che colui che guida la comitiva di morti è, in realtà, una persona viva che è stata condannata a portare una croce all’inizio della processione spettrale e che rimarrà libero solo nel momento in cui passerà la sua condanna ad un altro.

Spero di avervi trasmesso un po’ dello stupore che ho provato io informandomi su questa festività, inoltre stavo pensando di approfondire il discorso riguardo la Santa Compaña, che ne dite?

Scusate per la mancanza di foto, ma nelle strade ormai non c’è più niente, al contrario di altre parti del mondo, qui queste tradizioni si stanno perdendo del tutto.

 

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