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Wanderlust e altre chiacchiere

Wanderlust e altre chiacchiere

Quali sono le sensazioni che provate quando decidete di fare un viaggio e finalmente è tutto pianificato al 100%? Cosa sentite nel momento in cui l’aereo si alza in volo? Cosa vi spinge a viaggiare? Per voi cosa rappresenta davvero un viaggio? C’è differenza, secondo voi, tra viaggio e vacanza?

Oggi ho pensato di scrivere un articolo un po’ diverso e più intimo, proprio come se il mio blog fosse il mio diario e come se voi foste una famiglia allargata. Io credo di essere ufficialmente affetta dalla wanderlust. In psicologia, questa parola può riflettere un’intensa urgenza di sviluppo personale che si realizza esplorando l’ignoto, confrontandosi con sfide impreviste, cercando di conoscere nuove culture, modi di vivere e comportamenti. Inoltre questa necessità può essere guidata dal desiderio di fuggire dalla routine quotidiana e dai problemi che ci affliggono.
L’idea di creare questo blog mi è venuta dopo una serie di escursioni nella mia meravigliosa regione, l’Abruzzo. Infatti il mio progetto era proprio quello di parlare dei suoi luoghi incantati e sconosciuti e cercare di valorizzarla all’estero, ma soprattutto in Italia dato che ritengo che non sia abbastanza conosciuta. La mia idea iniziale era quella di affiancarci anche un canale YouTube, ma per ora ancora non riesco a creare la tipologia di video che voglio.

   
Purtroppo o per fortuna, però, il 2017 è stato uno degli anni più belli e ricchi di esperienze della mia vita, tutte fuori dall’Abruzzo. Credo di aver recuperato tutti i viaggi non fatti a causa dell’università: ho visitato Milano, Bali, Firenze, la Spagna, il Portogallo (nel 2018), mi sono laureata e ho vissuto all’estero.    

 

Come saprete, il mio primo viaggio dell’anno è stato a Bali e successivamente ho vissuto per cinque mesi in Spagna, dove ho visitato moltissime città. Le emozioni che ho provato a Bali sono state le più belle della mia vita, la Spagna, infatti, è un paese molto simile al nostro per cultura e modi di fare e, devo ammettere, che la famiglia con cui ho vissuto mi ha trattata davvero come una figlia e una sorella, una vera parte della famiglia. Ho visto paesaggi bellissimi e città stupende, non mi scorderò mai, infatti, delle sensazioni provate nel vedere l’oceano Atlantico che abbraccia Vigo e di come mi sono sentita in pace col mondo sulle Isole Cíes, dell’emozione provata di fronte a Casa Battlò e alla Sagrada Familia e della giornata bellissima passata a Madrid. La regione della Spagna, dove ho vissuto, mi era sconosciuta, ne avevo sentito parlare davvero poco. Ci sono, infatti, città come Madrid, Barcellona, Bilbao ecc. famose in tutto il mondo ma, per esempio, io non avevo mai sentito parlare di Vigo, Orense o Pontevedra, eppure mi sono dovuta ricredere. La Galizia l’ho paragonata un po’ all’Abruzzo, sconosciute all’estero, ma con tantissimo da offrire. Sono stati cinque mesi bellissimi ricchi di esperienze e di immagini che mi hanno riempito gli occhi di meraviglia.

Le sensazioni provate a Bali, però, credo che non verranno mai superate. Il continente asiatico mi ha sempre affascinata per quanto riguarda le tradizioni e la cultura totalmente opposta alla nostra. Infatti sulla mia lista ci sono la Cina, il Giappone, la Cambogia, la Tahilandia, la Corea del Sud, ma non avevo mai considerato l’Indonesia. Non so il reale motivo, ma non mi ero mai informata sulla sua cultura o su come vivessero gli indonesiani, né tanto meno sui suoi paesaggi e sulle caratteristiche delle isole che la compongono. Mi sembrava un paese più dedicato al turismo che altro. Finché un bel giorno mio zio, da cui credo di aver preso il gene dell’avventura, mi ha proposto di passare dieci giorni lì con lui e la famiglia di mia zia. Ho cominciato ad informarmi sulle cose da vedere, sui posti dove andare e su come sono le persone, ma mai nessuno mi aveva detto che mi sarei innamorata della gente più che dell’isola (per nulla togliere a quella meraviglia). Penso che nessun posto mi sia mai rimasto dentro come questo, credo che quei dieci giorni mi abbiano cambiata nel profondo, mi abbiano aperto la mente e insegnato che la felicità si può ottenere davvero con poco.
In Italia, o comunque nel mondo occidentale, non ci rendiamo mai conto di quanto abbiamo, non ci accontentiamo mai di quello che riusciamo ad ottenere, vogliamo sempre di più, giorno dopo giorno. Ci lamentiamo di cose inutili, pensiamo sempre e solo al nostro “orticello” e non guardiamo mai più in là del nostro naso, siamo sempre attaccati alle cose materiali anche se non ce ne rendiamo conto. Io per prima sono così. Io per prima, a volte, ho dei giorni no in cui mi sveglio con il piede storto e penso che vada tutto male. Io per prima mi lamentavo e mi lamento dell’università, ma poi arrivata a Bali (e qui sto per scoppiare in lacrime) è cambiato tutto. La mia visione del mondo si è ribaltata, ho visto come vive davvero la gente e la felicità sui loro volti.
A Bali vedi come ogni mattina i Balinesi escono per andare nei templi, che sono sparsi un po’ ovunque, come  si impegnano nel creare piccoli cestini di offerte ricchi di fiori e piccoli snack, che poi depositano di fronte agli ingressi delle proprie case o dei propri negozietti per rendere omaggio agli dei, come sono sempre gentili e rilassati, ma la cosa che non dimenticherò mai è la loro espressione quando vedono i turisti, la loro immensa gioia nel vedere che gli occidentali sono venuti a visitare la loro isola. Questa gioia si vede soprattutto nell’entroterra, nella parte meno turistica e soprattutto quando i turisti ricambiano gli sguardi, i sorrisi e i saluti i Balinesi sono le persone più felici del mondo. Sono sempre pronti ad aiutarti, in qualunque situazione.
C’è stato un giorno in cui io e mio zio eravamo in motorino e abbiamo bucato una gomma: ci trovavamo su una strada lunghissima, enorme, buia e poco trafficata, non c’era nessuno e non avevamo idea di come risolvere la situazione finché dal nulla non è sbucato un ragazzo per chiederci cos’era successo. Gli spieghiamo l’accaduto e lui chiama immediatamente un “amico meccanico”, erano le dieci di sera, era tutto chiuso e non c’era anima viva in giro, ma questo ragazzo era con noi, lui ci voleva aiutare a qualunque costo. Alla fine arriva il meccanico, un signore sulla settantina, con un vecchio motorino che trasportava tutti gli attrezzi necessari, ci ha riparato la gomma e non ci ha chiesto un centesimo. Mio zio ha insistito con entrambi affinché accettassero qualcosa e finalemente si sono decisi a chiedere cinque euro a testa. Cinque euro per essere stati con noi più di un’ora in mezzo ad una strada buia a lavorare per farci tornare a casa. In quel momento mi è venuta una voglia immensa di abbracciarli. Non sapevo cosa dire, mi facevano un’immensa tenerezza.
Io molto spesso dimentico i dettagli dei viaggi, le cose piccole e magari insignificanti, infatti cerco di fotografare il più possibile per ripercorrere i viaggi fatti, ma con Bali non ancora dimentico nulla, ogni dettaglio è impresso nella mente, ogni volta che vedo foto di Bali in rete le riconosco ancor prima di aprirle. Bali ti apre proprio il cuore e ti entra nell’anima.
Dopo questo che, credo, sia l’articolo più lungo che abbia scritto rispondo alle domande che vi ho posto e alle quali mi farebbe piacere che rispondeste anche voi.

  • Quali sono le sensazioni che provate quando decidete di fare un viaggio e finalmente è tutto pianificato al 100%? Emozione, ansia, agitazione e tanti pensieri, tante domande, mi chiedo sempre se ce la farò a vedere tutto ciò che mi sono prefissata. E sì, alla fine ce la faccio sempre.
  • Cosa sentite nel momento in cui l’aereo si alza in volo?
    A molti la sensazione di volare non piace. A me invece fa impazzire! Infatti credo che volare sia la cosa più bella che un uomo possa fare, dopo nuotare ovviamente. Per me nuotare resta la sensazione più bella, perché sembra un po’ di volare, di non avere una dimensione e di avere completa libertà sul tuo corpo. Per me volare è questo, mi da delle emozioni molto simili al nuoto.
  • Cosa vi spinge a viaggiare?
    L’esatto concetto di “wanderlust”. Il mettermi in gioco, mettermi alla prova costantemente, confrontarmi con nuove culture, apprendere da esse. Imparare nuove ricette, nuovi sapori, nuove emozioni.
  • Per voi cosa rappresenta davvero un viaggio?
    Il viaggio per me è voglia di crescita personale, non considero mai il viaggio come vacanza.
  • C’è differenza, secondo voi, tra viaggio e vacanza?
    Sì, lo accenno nella risposta precedente. Sì, per me c’è differenza. Nel modo di vivere il luogo dove ci si trova, nell’immergersi completamente nella cultura del peaese. Per me la vacanza è come se fosse considerata una cosa superficiale. Io dico sempre che ho fatto un viaggio, anche se è vicino, anche se rimango in Italia, per me è un viaggio non una vacanza.

Volevo spiegarvi il perché di questo articolo abbastanza diverso dagli altri. Ho deciso di partecipare ad un concorso indetto da Momondo aperto a tutti i travel blogger o  a coloro che ispirano gli altri a viaggiare. Ho deciso di partecipare perché aiutare le persone a migliorarsi, a invogliarle viaggiare e a fare nuove esperienze è una delle cose che più mi piace fare. Io considero un viaggio anche semplicemente esplorare la propria regione, le proprie origini e il proprio territorio. Spero sempre di potervi essere utile fornendovi le informazioni necessarie per affrontare un viaggio e perché no, per affrontare le esperienze che sto facendo io.
Ora, per esempio, ho in ballo un paio di progetti nuovi di cui vi parlerò appena saprò qualcosa di più certo. Spero di non essere stata noiosa e ripetitiva e di ricevere tante risposte alle domande che vi ho posto.

 

 

 

             

  

 

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